| La Nostra Italia | ||
| Home | Mostra titoli | Ultimi | ||
|
|
| LINGUE PARALLELE | Rispondi |
|
LINGUE PARALLELLE -Un omaggio a Raffaele Braccale- (contributo per una riflessione su un miglior e piú chiaro uso delle parole nelle definizioni onde ridurne le ambiguità e gli equivoci) Così come l’italiano non è la prima lingua delle genti italiche, ibidem un tempo il latino non era la prima lingua delle genti italidi prelatine. In origine: dal dialetto “toscano” è nata la lingua italiana, cosí come un tempo da un dialetto “laziale” è nata la lingua latina. Il “laziale” era un crogiolo dialettale dell’area italica come l’etrusco, l’osco, il venetetico e altri. Tali parlate o lingue o dialetti prelatini sono classificati dagli specialisti come “diasistema prelatino o nostratico italide” che contiene gli idiomi conosciuti e anche quelli sconosciuti. Tra gli idiomi dell’area italide prelatina e preromana v’erano molte affinità variamente distribuite secondo linee di demarcazione etnogeolinguistica che gli specialisti chiamano “isoglosse”. Tali affinità erano dovute per lo più a radici mesopotamiche, semitico mediterranee e indeuropee-anatoliche, ecc., per plurimillenaria convivenza in un’area di relazioni commerciali, migrazioni e integrazioni, matrimoni, ecc., senza richiamare le possibili radici paleolitiche ancora avvolte nell’oscurità. Il latino diffusosi poi nell’area italica sull’onda dell’espansione e dell’influenza della statualità di Roma si è affiancato come seconda lingua del ceto dirigente alle parlate o lingue-dialettali locali senza necessariamente sostituirle. Cosí è accaduto anche nell’area dell’Europa romanizzata. Allo stesso modo che la lingua italiana, nata prevalentemente dal toscano, si è diffusa nei secoli prima tra una minoranza di letterati e poi negli ultimi due con la formazione dello stato italiano anche in quasi tutti gli altri strati delle popolazioni; senza necessariamente sostituire nella bocca dei parlanti le loro naturali e storiche parlate o lingue dialettali. Per questo come non si può dire che le parlate o lingue dialettali odierne, derivano dall’italiano, allo stesso modo che non si può affermare derivano dal latino. Per la stessa ragione non è corretto dire che l’italiano, il francese, lo spagnolo e altre derivano dal latino. Per questi motivi è inesatto ed equivoco definire le lingue dialettali e romanze con l’espressione “latini volgari”, in quanto non sono derivazioni dal latino ma lingue o dialetti affini, precedenti, contemporanei e successivi al latino stesso. Sono tutte lingue o parlate o dialetti affini che per convenzione e necessità di classificazione assumono il nome o la qualificazione dal tratto comune che le caratterizza; tratto comune che viene per comodità di testimonianza storica (documentazione scritta) attribuito al latino. Nel sistema linguistico italide prelatino v’erano già affinità-corrispondenze/equivalenze-integrazioni lessicali, grammaticali, morfologiche variamente presenti etnogeograficamente. Per cui quando si fa o si cerca l’etimologia non è esatto affermare che una parola della tal lingua dialettale o romanza deriva dal latino perché le sue radici possono stare benissimo nell’ambito prelatino. La mancanza di documentazione scritta, epigrafia, testi letterari e registrazioni sonore fa sí che per comodità/necessità/impossibilità si cerchi nelle testimonianze documentate del latino o del greco le corrispondenze o equivalenze piú antiche. In tal caso per essere corretti bisognerebbe dire che vi è o si è trovata una corrispondenza-equivalenza piú che un’attestazione dell’originale. L’origine è tutt’altra questione è riguarda il momento, il luogo, l’uomo o il popolo nella cui bocca quella parola si è generata per la prima volta, per poi diffondersi in altre lingue magari mutando per adattarsi a queste. Secondo me bisognerebbe rivalutare la testimonianza viva delle lingue parlate che nel presente contengono il passato. Affermare come è d’uso che le lingue dialettali da cui si originano le lingue romanze nel tardo medioevo siano anch’essi una una deriva volgare del latino in età medioevale è indice di ignoranza storico linguistica. Vi è stato un mal uso o abuso da parte di molti, linguisti specialisti, letterati, politici, giornalisti, opinionisti, insegnanti, ecc., dovuto a una molteplicità di ragioni: primo per l’ignoranza archeologica e antropologica, ecc., secondo per una forma di razzismo socio linguistico a favore della supremazia dei ceti egemoni e della loro lingua. Si attendono critiche, commenti e contributi. Vi ringrazio per l'attenzione.
berto - alberto951@interfree.it | |
|
Re: LINGUE PARALLELE (aggiunta)
LINGUE PARALLELE (aggiunta) 1) perdonate gli errori di ortografia e di sintassi, nonché altre imprecisioni e carenze. 2) relativamente all’elenco incompleto delle lingue dialettali prelatine dell’area centromeridionale e non solo, pregherei Raffaele o altri di completarlo a beneficio di tutti i forumisti. 3) È ovvio che la diffusione delle lingue parallele; del latino prima e dell’italiano poi, come seconde lingue dei ceti e delle culture egemoni abbiano contribuito alla distribuzione nelle aree latinizzate e italianizzate di idee-strumenti-attrezzi-oggetti-parole-ecc. che in origine erano propri o precipui di una area piú ristetta. Come è altrettanto ovvio che queste due seconde lingue abbiano, come velature in un dipinto e nel corso dei secoli, relativamente uniformato/amalgamato modalità grammaticali, morfologiche, sintattiche, fonetiche ecc. Ciò nonostante permane evidente e chiara la continuità storica dell’identità delle lingue dialettali, per niente riducibili a meri so/substrati privi della forza di caratterizzarle ancora come entità linguistiche autonome e indipendenti, anche se per certi versi non paragonabile alla forza del latino e dell’italiano per articolazione, estensione e sviluppo. Le nostre singole lingue dialettali sono in potenza suscettibili di sviluppo e articolazione tanto quanto quelle latina e italiana.
|
|
Re: LINGUE PARALLELE x BERTO
Ebbene sì, sono un ignorante! Pazienza! Non è da tutti avere la tua sterminata cultura...E - checché se ne dica: per me ora è tardi per cominciare a studiare partendo da presupposti diversi... Te saluto. raffaele
|
|
Re: LINGUE PARALLELE
Caro Raffaele speravo in un tuo contributo più critico e fattivo per aiutarci a far luce sulle nostre lacune. Invece te la cavi, sottraendoti senza combattere. Il combattere aiuta a sentirsi vivi, anima e rianima. Sicuramente la mia ignoranza è maggiore della tua ed è solo per tentare di ridurla che ho proposto questa discussione, senza dare acriticamente sempre tutto per acquisito e scontato. Tu la prendi "spesso" dal verso sbagliato come un attacco del norde Celtico-Leghista. Purtroppo le ideologie politiche e religiose inquinano e contaminano tutto. Non c'è alcun chè di male nell'esaminare le cose anche da altri punti di vista, anzi spesso aiuta ad allargare la visione e a purificarla dai tanti puntini neri che la riducono. I tuoi contributi sono sempre preziosi e non essere troppo diffidente verso i nordici, specialmente quelli che non sono arrivati con i muli sardegnoli e quasi sconfitti dai corsieri napolitani montati dai gloriosi briganti. Se avessimo fatto anche noi Veneti i briganti anzichè i migranti nelle Americhe e nelle Oceanie...! In Veneto abbiamo il "consiero" che non è un "corsiero" ma un condimento per "consare" condire la pastasciutta. Io son sicuro che su tante questioni né sai più di me e mi vuoi tenere all'oscuro per beffardo sadismo.
|
|
|
|
Re: LINGUE PARALLELE
U prufessore ‘i mazza e pivuzo. Il professore di lippa. Nel nostro lessico familiare u prufessore ‘i mazza e pivuzo è colui che, avendo approfondito e sposato una tesi, ad ogni occasione, a proposito o a sproposito, ce la schiaffa dentro. Perché don Rafele e Mimmo si affannano a cercare l’etimologia di “ruglio”? Secondo le ultime teorie linguistiche era il nostro progenitore delle caverne che, una volta ingozzatosi con una coscia di mammut, procedeva pieno zeppo emettendo suoni gutturali “rugl-rugl” o simili. Absit iniuria verbis ma “chi s’offenne è f.........”.
|
|
Re: LINGUE PARALLELE
Giocoso Salvatore la sua ipotesi non è male, a pensarci bene è più credibile e interessante di molte altre. Almeno è istintiva e di facile comprensione. A volte anch'io mi sento un po professore di lippa; anche se di mestiere faccio lo spazzacaminio. Però, per deformazione professionale, quando mi capita un camino linguistico, mi vien sempre l'istinto di pulirlo e "de cavarghe tute 'e incrostasion".
|
|
Re: LINGUE PARALLELE x Salvatore
Caro Salvatore, la risposta di Raffaele è anche la mia: se una ricerca ti prende è difficile fermarsi! Ma sempre a proposito del primitivo rugliare, che qualche nostro progenitore emetteva quando giocava ancora con la clava, aggiungo solo che quella curiosità testarda e persistente che oggi mi spinge... ieri permise al "rugliante" di uscire dalla sua caverna ed a tentare di spiegare il mondo, ed a conoscere, ed imparare ed a mutare il "ruglio" in parola. Con tutta umiltà ti confesso che ogni parola nuova che imparo a conoscere mi arricchisce e conoscere presuppone "l'indagare". Un affascinante teoria di un valente epistemologo definisce questo stato di curiosità investigante con "il paradigma indiziario". Spesso l'indagine si rivela sterile, altre volte imperfetta,solo di rado si raggiunge lo scopo, ma vale sempre la pena di tentarla! Ti saluto caramente perchè anche il sorriso può farci migliorare. mimmo
|
|
|
| Homepage Dialettando |